© 2018 - AIUTANTI DI MESTIERE

SIMONE GIUSTI

La serie web è nata da un'intuizione di COeSO SDS Grosseto e Associazione Storie di Cinema/Scuola di Cinema Grosseto, basandosi anche sul saggio Aiutanti di mestiere di Simone Giusti. Davanti alla macchina da presa docenti e studenti della Scuola di Cinema, corsi di recitazione. Invece, alla regia, i giovani allievi del corso di filmaker coordinati da Francesco Falaschi.

 

Le vicende narrate si incentrano sul lavoro quotidiano di due colleghi assistenti sociali, Vincenzo e Maria Chiara, lui navigato e un po’ cinico, lei fresca di studi, inesperta ma tenace e pronta ad imparare. I temi toccati nelle sette puntate sono svariati: dalla devianza giovanile alla ludopatia, dalla violenza assistita all’allontanamento di minore, dalla disabilità all’immigrazione, dall’emarginazione degli anziani alle problematiche dell’adozione.

Sceneggiatura: Alessio Brizzi, Francesco Falaschi, Teresa Asti; regia: allievi della scuola di Cinema - Laboratorio per filmakers 2014- 2017, coordinati da Francesco Falaschi; interpreti principali: Vincenzo Levante, Maria Chiara Belardinelli, Arianna Ninchi, Roberto Marini; fotografia e montaggio Giancarlo Alessandrini; aiuto regia: Francesca Papini; produzione organizzazione Associazione culturale Storie di cinema, Coeso Grosseto, sette puntate di circa 20 minuti.

CHI SIAMO

STORIA

Insegnante, consulente e formatore esperto di didattica e di orientamento, si occupa tra l'altro di lavoro sociale con l'associazione L'Altra Città, di cui è presidente e responsabile del settore ricerca e sviluppo. Ha pubblicato saggi sulla letteratura moderna, sulla didattica della letteratura, sull'orientamento e sull'agricoltura sociale. Tra i suoi ultimi libri: "Didattica della letteratura 2.0" (Carocci 2015), "Cambio verso" (Effequ 2016), "Tradurre le opere, leggere le traduzioni" (Loescher 2018).

Leggi CV

Laureato in Storia del Cinema. Dirige la Scuola di cinema di Grosseto. Ha scritto per Il Castoro il saggio su J. Demme. Regista e sceneggiatore di oltre venti corti, tra cui “Quasi fratelli” David di Donatello ‘99, e di quattro lungometraggi di “interesse culturale nazionale”, con attori come Favino, Giallini, Mastandrea, Marchioni, Haber.

FRANCESCO FALASCHI

Laureata in Scienze del Servizio Sociale, mediatore familiare, lavora come Assistente Sociale da oltre trent'anni. Da sempre cultrice di metodologie narrative, ha approfondito e sperimentato, negli anni, l'utilizzo della narrazione in ambito professionale.

MARIA TERESA ASTI
ALESSIO BRIZZI

Insegna Storia dell'Arte al Polo Liceale "P. Aldi" e Storia dell'Arte e del Territorio presso l'I.S.I.S."Vittorio Fossombroni" di Grosseto. Oltre all'insegnamento, si interessa di cinema e in particolare di scrittura cinematografica. È laureato in Storia e Critica del Cinema. Ha scritto diversi cortometraggi e insegna sceneggiaturra presso la Scuola di Cinema di Grosseto - Laboratorio per filmakers diretta da Francesco Falaschi.

 

L'IDEA

Molteplici possono essere le motivazioni e le cause che hanno contribuito a costruire un immaginario pubblico degli assistenti sociali, tanto distante dalla realtà, ma una ha senza dubbio inciso più delle altre: la mancanza di una dimensione narrativa della professione; la mancanza di storie, di miti, di personaggi e situazioni in cui riconoscersi e in cui gli altri possano riconoscerci .

Scrivere sulla e della professione, narrare storie nelle quali gli assistenti sociali possano raccontare, ciò che accade loro “in orario di lavoro”, i casi unici, le storie destabilizzanti, quelle indimenticabili e quelle che non avremmo voluto conoscere, è un’attività capace di produrre una pluralità di effetti benefici.

In primis rafforza il senso di appartenenza degli operatori alla comunità professionale e sostiene la loro tenuta emotiva rispetto ai complessi contenuti della professione, dall’altro consente di avviare una sorta di “contradditorio” con l’opinione pubblica, ciò che noi abbiamo qui definito con il termine contro-narrazioni.

Solo attraverso la dimensione narrativa è infatti possibile divulgare e dare informazione sulla reale dimensione della complessità sociale ed umana con la quale gli a.s. vengono in contatto, senza venire meno agli assuntideontologici che impongono agli operatori una sorta di doveroso silenzio. Ci riferiamo al segreto professionale, alla privacy, ai dati sensibili, alla tutela dei soggetti fragili ed al timore delle rivalse da parte di soggetti altri.

Per realizzare tutto questo è necessario ricavare degli spazi temporali all’interno dei quali gli assistenti sociali possano produrre narrazioni ma anche apprendere la scrittura narrativa, che per molti aspetti si differenzia da quella professionale che siamo abituati ad utilizzare.

Tale spazio è la formazione, una formazione di tipo riflessivo, da affiancarsi a quella classica dei saperi scientifici. Gli eventi formativi condotti con metodologie narrative (storytelling, metodologie autobiografiche, scrittura creativa, e quant’altro) consentono infatti di creare condizioni ottimali affinché gli a.s. elaborino in maniera creativa i contenuti professionali e li traducano in storie/racconti.

Le storie prodotte potrebbero essere, almeno in parte, pubblicate e divulgate.

Per rafforzare un’immagine realistica e positiva dell’assistente sociale., da tempo Coeso SdS Grosseto, oltre a favorire eventi formativi di cui sopra, sta producendo materiali di vario genere. 

IL SERVIZIO SOCIALE

Un pensiero alla professione e alla terra dove è nato il progetto:

appartenere alla comunità professionale, culturale e territoriale

 

La riflessione inizia da qui. La terra dove è nato il progetto: la Maremma. Quando si parla di Maremma a tutti viene in mente la canzone "Maremma amara", le cui parole sono ormai diventate note e strofe universali. (Dentro c'è la vita, non solo una storia.)

Come rassomigliano questa terra e questo canto alla nostra storia professionale di assistenti sociali!

La Maremma è una terra amara, dura, difficile, dove si andava per lavorare, dove si poteva morire di malaria e da dove non era sicuro fare ritorno. Ma chi sopravviveva si formava un carattere forte e duro.

E così "Maremma amara" è una canzone d'amore per chi ha perso una persona cara e per chi teme che non possa più tornare.

Così la professione tanto amata e tanto dura e difficile, fatta di battaglie, di vittorie e di sconfitte, che ci fa essere vicino ai drammi della vita che ci fa entrare nel cuore della gente. Temi e tremi per il non ritorno, ma, allo stesso tempo ti formi lungo la strada, nelle vita personale e nella vita professionale. Non ci sono certezze se non che tutto si trasforma, cambia e ritorna...

Noi assistenti sociali della Maremma c'eravamo quando la comunità professionale della Toscana si è data un Ordine; iscritti ai primi numeri!

Abbiamo costruito servizi, ne abbiamo inventati di nuovi perché abbiamo saputo leggere il bisogno, quello che i nostri cittadini ci hanno saputo raccontare con le loro percezioni e le loro eloquenti immagini: "le città con le mura fanno gli abitanti con le mura nel cervello", "ogni persona alla deriva noi, gente di mare, l'accogliamo" "noi di Orbetello siamo un po' sciroccati"...

Abbiamo ricoperto i ruoli di coordinatori dei vecchi consorzi e delle vecchie Usl e quello di direttore dei servizi sociali della Asl. Fino arrivare a svolgere ruoli di dirigenza.

Abbiamo creduto sempre all'importanza del nostro ruolo e l'abbiamo saputo valorizzare tra gli alti ed i bassi che questo ha comportato.

Prepotente e selvaggia, bella e povera la nostra terra, aperto e libero il nostro cammino professionale.